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Hipparcos
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mwbqHipparcos (acronimo di High Precision Parallax Collecting Satellite, traducibile come "satellite per ottenere mwbgparallassi ad alta precisione"), detto anche mwbwHipparcos Space Astrometry Mission ("missione di mwcaastrometria spaziale Hipparcos"), la prima missione spaziale dedicata all'mwcqastrometria, accettata nel programma scientifico dell'mwcgESA nel mwcw1980.cite-ref-nasa-1-0[1]
Il progetto è stato chiamato in questo modo in onore di mweqIpparco di Nicea, noto astronomo dell'mwegantica Grecia, vissuto tra il mwew190 a.C. ed il mwfa120 a.C. che diede un notevole apporto alla comprensione della mwfqprecessione degli equinozi.
Contents
• Storia
• Note
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Scopo del progetto
Il satellite è stato ideato e costruito, sotto la supervisione dell'ESA, da un consorzio industriale costituito dalla Matra Marconi Space (mwggFrancia) e dall'mwgwAlenia Spazio (mwhaItalia).cite-ref-oato-2-0[2]
Il progetto era dedicato alla misura delle mwigparallassi stellari, cosa che permette di ricavare la distanza di una mwiwstella, e del mwjamoto proprio delle stelle. Il mwjqsatellite è stato utilizzato per misurare la mwjgdistanza di 2 milioni e mezzo di stelle, situate fino a 150 mwjwparsec (circa 400 mwkaanni luce) di distanza, raccolte nel mwkqCatalogo Tycho.
Storia
Il progetto iniziale del satellite fu proposto nel mwla1980, e fu presto approvato vista l'importanza del fornire misure di base su cui poi le mwlqteorie astrofisiche potessero basarsi. Il satellite fu lanciato da un razzo mwlgAriane 4 l'8 agosto mwlw1989, dalla base spaziale di mwmaKourou, nella mwmqGuyana francese. L'obiettivo originale era di piazzarlo in un'mwmgorbita geostazionaria, ma un guasto al razzo (si dimenticarono di levare lo spinotto di sicurezza nell'innesco del motore di apogeo) risultò in un'orbita altamente mwmwellittica. Nonostante questa difficoltà, quasi tutti gli obiettivi della missione furono realizzati. Il satellite è stato spento il 17 agosto mwna1993.cite-ref-oato-2-1[2]
Il programma di lavoro era diviso in due parti: lmwog'mwowesperimento Hipparcos, il cui obiettivo era di misurare i parametri mwpaastrometrici di circa 120.000 stelle con una precisione da 2 a 4 mwpqmilli-arcosecondi, e lmwpg'mwpwesperimento Tycho, la misura delle proprietà astrometriche e di mwqafotometria in due colori di 400.000 stelle ad una precisione leggermente inferiore.cite-ref-nasa-1-1[1]
Risultati
Catalogo Hipparcos
Le osservazioni del satellite dovevano concentrarsi su una lista predefinita di stelle chiamata mwsaHipparcos Input Catalogue (HIC). Tutte le stelle incluse poi nel mwsqCatalogo Hipparcos finale facevano già parte della lista iniziale.cite-ref-3[3]
Il catalogo HIC iniziale è stato compilato dal consorzio INCA tra il 1982 e il 1989, pubblicato sia in forma digitale che a stampa nel 1992.cite-ref-4[4]
Il mwvaCatalogo Hipparcos finale comprendeva 118.218 stelle con risoluzione di 1 milliarcosecondi.cite-ref-5[5] Il numero di mwwqstelle doppie risolte o individuate come tali è di 23.882.cite-ref-6[6] Le osservazioni mwxgfotometriche furono in media 110 per stella, con una precisione fotometrica media di 0,0015 magnitudini; 11.597 osservazioni erano riferite a stelle individuate come variabili.cite-ref-7[7]
Catalogo Tycho
La mappatura stellare fu condotta dal Tycho Data Analysis Consortium (TDAC) che produsse il mwzqCatalogo Tycho, che comprendeva più di un milione di stelle con risoluzione di 20-30 milliarcsec e fotometria a 2 colori nelle bande B e V.cite-ref-8[8]
Una successiva analisi più estesa dei dati di mappatura permise di estrarre un numero addizionale di stelle deboli. Combinando queste osservazioni con le lastre fotografiche prodotte in diversi decenni per redigere la mwawCarte du Ciel, fu possibile ottenere il mwbaCatalogo Tycho-2 comprendente 2,5 milioni di stelle e pubblicato nel 2000.cite-ref-9[9]
I due cataloghi finali mwcgHipparcos e mwcwTycho furono completati nell'agosto del 1996, e pubblicati dall'ESA nel giugno del 1997.cite-ref-10[10]
Millennium Star Atlas
I dati dei due cataloghi sono stati utilizzati per realizzare il Millennium Star Atlas (mwegAtlante Stellare del Millennio): un atlante di tutto il cielo, comprendente un milione di stelle fino alla mwewmagnitudine 11 dai dati Hipparcos, più circa 10.000 oggetti non stellari.cite-ref-11[11]
Sebbene poco appariscente, il lavoro di Hipparcos è di importanza fondamentale: senza misure accurate di posizione e soprattutto di distanza non si può fare astrofisica. La parallasse stellare è lmwgq'mwggunico metodo diretto per misurare le distanze delle stelle: tutti gli altri, come le mwgwcandele standard, sono metodi indiretti e incerti che si basano sulla parallasse per essere calibrati correttamente.
Aggiornamenti
Tra il 1997 e il 2007, continuò l'affinamento della calibrazione degli strumenti. Furono analizzati alcuni effetti nei dati che non erano stati precedentemente considerati, come le discontinuità nelle fasi di scansione, le oscillazioni dovute a effetti di micrometeoroidi e le inesattezze nel tracciamento delle stelle collegate a leggere variazioni di temperatura. Floor van Leeuwen, dell'mwhwosservatorio di Cambridge, ha compiuto un lavoro decennale di ricalcolo delle posizioni stellari. Il risultato della nuova riduzione di dati ha prodotto il catalogo "Hipparcos-2 Catalogue", pubblicato nel 2007.cite-ref-vanleeuwen-12-0[12]cite-ref-fvl-13-0[13]
La nuova versione ha migliorato l'accuratezza delle misure astronomiche per le stelle con magnitudine superiore a 9, raggiungendo un fattore di circa 3 volte per le stelle più luminose (magnitudine <4,5). I valori pubblicati nel catalogo iniziale, rimangono validi entro i limiti riportati.
Tutti i cataloghi sono consultabili online al mwkgCentre de Données astronomiques de Strasbourg.
Note
cite-note-nasa-11. ↑ mwmwmwnamwnqHipparcos, su mwngscience.nasa.gov, NASA.
cite-note-oato-22. ↑ mwpamwpqmwpgHipparcos, su mwpwoato.inaf.it, Osservatorio astrofisico di Torino. mwqaURL consultato il 24 novembre 2015 mwqq(archiviato dall'mwqgurl originale il 24 novembre 2015).
cite-note-44. ↑ mwuqCatherine Turon, mwugHipparcos Input Catalogue, ESA SP-1136 (7 volumes), European Space Agency, 1992.
cite-note-55. ↑ mwvgM.A.C. Perryman mwvwet al., mwwamwwqThe HIPPARCOS Catalogue, in mwwgAstronomy and Astrophysics, vol.mwww 323, L49-L52, luglio 1997.
cite-note-vanleeuwen-1212. ↑ mwaqkF. van Leeuwen, mwaqomwaqsValidation of the new Hipparcos reduction, in mwaqwmwaq0Astronomy and Astrophysics, vol.mwaq4 474, n.mwaq8 2, Novembre 2007, pp.mwara 653-664, mwareDOI:mwari10.1051/0004-6361:20078357.mwarmarΧivmwaru:mwary0708.1752
Voci correlate
Altri progetti
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• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Hipparcos
Collegamenti esterni
• mwaswLa missione Hipparcos sul sito dell'ESA, su rssd.esa.int.
• mwas4Parametri orbitali, su n2yo.com.